mercoledì 17 aprile 2013

Schopenhauer-pessimismo


La vita secondo Schopenhauer è soltanto sofferenza e dolore, perché l’uomo è sempre soggetto a questa volontà infinita. Volere significa infatti desiderare qualcosa, e desiderare significa trovarsi in un continuo stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. Il desiderio quindi è mancanza, vuoto, e quindi dolore. E poiché nell’uomo la volontà è più cosciente rispetto agli altri esseri, egli stesso risulta essere il più bisognoso e mancante, destinato a non trovare mai un appagamento duraturo. Quello che gli uomini chiamano godimento (fisico) o gioia (psichica) non è altro che una momentanea cessazione del dolore: perché ci sia piacere, infatti, bisogna per forza che ci sia uno stato precedente di dolore. Il dolore, al contrario, non può essere visto come cessazione di piacere: un individuo può sperimentare molti dolori senza che questi siano preceduti da altrettanti piaceri. ( “non v’è rosa senza spine, ma vi sono parecchie spine senza rose!”). Per questo il dolore è uno stato primario e permanente, mentre il piacere è solo una funzione derivata del dolore, una momentanea cessazione di esso. Accanto al dolore, che è duraturo, e al piacere, che è momentaneo, c’è la noia, la quale secondo Schopenhauer subentra non appena l’uomo raggiunge il piacere, perché una volta ottenuto ciò che vogliamo, sparisce l’attrazione, e cerchiamo subito qualcos’altro. La vita umana, quindi, è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia, passando attraverso il fugace e illusorio momento del piacere e della gioia..
diciamo che il più potente atto di dolore per l'uomo è sicuramente l'amore.
Secondo Schopenhauer non c'è amore senza sessualità.E’ per questo che l’amore viene inconsapevolmente avvertito come peccato e vergogna, e inoltre è responsabile del maggiore dei delitti, cioè della procreazione di altre creature destinate a soffrire. Schopenhauer afferma che “l’amore è nient’altro che due infelicità che si incontrano, due infelicità che si scambiano e una terza infelicità che si prepara”.