mercoledì 1 maggio 2013

KIERKEGAARD- gli stati dell'esistenza


Vita estetica e vita morale/etica sono separate da una sorta di abisso/salto. Ogni stadio forma una vita a sé e si presenta nell’uomo come un’alternativa che ne esclude l’altra.

1)  VITA ESTETICA (immediatezza): forma di vita di chi esiste nell’attimo, fuggevolissimo e irripetibile. Ricerca da parte dell’esteta di ciò che di più interessante può esistere, riportando le diverse situazioni della vita concreta come se fossero frutto dell’immaginazione, costruendo un mondo luminoso privo di tutto ciò che è banale, insignificante e meschino e vivendo in uno stato di permanente ebbrezza intellettuale.  Non esiste ripetizione, monotonia.
La vita estetica è concretamente rappresentata da Kierkegaard nella figura di Don Giovanni, il protagonista del Diario di un seduttore, che sa porre il suo godimento non nella ricerca sfrenata e indiscriminata del piacere, ma nella limitazione e nell’intensità dell’appagamento.- Novità + avventura + non-scelta è dispersione + noia + disperazione.
- Ricerca costante del piacere in maniera sempre più intensa e appagante.
MA tutto ciò conduce inevitabilmente l’esteta alla noia e alla disperazione,

2)  VITA ETICA (scelta della scelta): implica stabilità e continuità; è il dominio nella riaffermazione di sé, del dovere, della fedeltà a se stessi à il dominio della libertà nella quale l’uomo si forma e si afferma da sé. L’uomo singolo si sottopone a una forma, si adegua all’universale e rinuncia a essere l’eccezione.
- Come la vita estetica è incarnata dal seduttore, la vita etica è incarnata dal marito. Con il matrimonio ogni coppia può raggiungere la felicità, diversamente dall’amore estetico secondo cui ogni coppia di persone eccezionali è felice in forza dell’eccezionalità del loro legame e della loro personalità.
- La persona etica vive del suo lavoro. Il suo lavoro è anche la sua vocazione,percio lavora con piacere.
-l'uomo non può rinunciare a nulla della sua storia; anche se essa porta dolore ; ed essendo che l'uomo si riconosce in questi aspetti si pente. 

3) VITA RELIGIOSA (rapporto assoluto con l’Assoluto), non c’è continuità tra la vita etica e quella religiosa. Tra esse c’è anzi un abisso, Kierkegaard chiarisce questa opposizione in Timore e tremore, raffigurando la vita religiosa
nella persona di Abramo che riceve da Dio l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, infrangendo le regole per la quale è vissuto à l’affermazione del principio religioso sospende interamente l’azione del principio morale. Non c’è né conciliazione né sintesi.
L’uomo religioso sceglie di seguire interamente le leggi religiose anche a discapito del suo isolamento dal resto del genere umano, sceglie quindi la:
- Fede = rapporto privato tra uomo e Dio, ovvero un rapporto assoluto con l’Assoluto.
- Dominio della solitudine.
- Caratteristica: questa vita è incerta e rischiosa, poiché non sa con certezza se egli è “l’eletto” di Dio

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