Vita
estetica e vita morale/etica sono separate da una sorta di abisso/salto. Ogni
stadio forma una vita a sé e si presenta nell’uomo come un’alternativa che ne
esclude l’altra.
1) VITA
ESTETICA (immediatezza):
forma di vita di chi esiste nell’attimo,
fuggevolissimo e irripetibile. Ricerca da parte dell’esteta di ciò che di più
interessante può esistere, riportando le diverse situazioni della vita concreta
come se fossero frutto dell’immaginazione, costruendo un mondo luminoso privo
di tutto ciò che è banale, insignificante e meschino e vivendo in uno stato di permanente ebbrezza intellettuale. Non esiste ripetizione, monotonia.
La vita estetica è concretamente
rappresentata da Kierkegaard nella figura
di Don Giovanni, il protagonista del Diario di un seduttore, che sa porre
il suo godimento non nella ricerca sfrenata e indiscriminata del piacere, ma
nella limitazione e nell’intensità dell’appagamento.- Novità + avventura +
non-scelta è dispersione + noia + disperazione.
- Ricerca costante del piacere in maniera sempre
più intensa e appagante.
MA tutto ciò conduce inevitabilmente l’esteta
alla noia e alla disperazione,
2) VITA
ETICA (scelta della scelta): implica stabilità e continuità; è il
dominio nella riaffermazione di sé, del dovere, della fedeltà a se stessi à
il dominio della libertà nella quale l’uomo si forma e si afferma da sé. L’uomo
singolo si sottopone a una forma, si adegua all’universale e rinuncia a essere
l’eccezione.
- Come la vita estetica è incarnata dal
seduttore, la vita etica è incarnata dal marito. Con il matrimonio
ogni coppia può raggiungere la felicità, diversamente dall’amore estetico
secondo cui ogni coppia di persone eccezionali è felice in forza
dell’eccezionalità del loro legame e della loro personalità.
- La persona etica vive del suo lavoro.
Il suo lavoro è anche la sua vocazione,percio lavora con piacere.-l'uomo non può rinunciare a nulla della sua storia; anche se essa porta dolore ; ed essendo che l'uomo si riconosce in questi aspetti si pente.
3) VITA RELIGIOSA (rapporto assoluto
con l’Assoluto),
non c’è continuità tra la vita etica e quella religiosa. Tra esse c’è anzi un
abisso, Kierkegaard chiarisce questa opposizione in Timore e tremore,
raffigurando la vita religiosa
nella persona di Abramo che riceve da Dio
l’ordine di uccidere suo figlio Isacco, infrangendo le regole per la quale è
vissuto à l’affermazione del principio religioso sospende
interamente l’azione del principio morale. Non c’è né conciliazione né
sintesi.
L’uomo religioso sceglie di seguire
interamente le leggi religiose anche a discapito del suo isolamento dal resto
del genere umano, sceglie quindi la:
- Fede = rapporto privato tra uomo e
Dio, ovvero un rapporto assoluto con l’Assoluto.
- Dominio della solitudine.
- Caratteristica: questa vita è incerta e
rischiosa, poiché non sa con certezza se egli è “l’eletto” di Dio
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